La Republica.it (6 ottobre 2008)
di LINDA ROSSI HOLDEN
Alla conferenza stampa con Berlusconi, il ministro Mariastella Gelmini
ha dichiarato che alle scuole medie le ore di inglese passeranno da tre
a cinque, esattamente come previsto dalla riforma Moratti, tre anni fa,
che prevedeva che nelle scuole medie la lingua inglese prendesse il
sopravvento e la seconda lingua comunitaria da obbligatoria si
trasformasse in una disciplina esclusivamente facoltativa. Di lì a
poco, cinque ambasciatori europei recarono in delegazione dall'allora
ministro dell'Istruzione convincendola a soprassedere: si trattava di
un provvedimento anti-europeo e anti buon senso tout court.
Innanzitutto l'art. 126 del trattato di Maastricht dove si ribadisce l'importanza dell'"apprendimento e della diffusione delle lingue degli Stati membri";
quindi il IV Obiettivo Generale del Libro bianco su istruzione e formazione, dove si dichiara che la conoscenza di "almeno due lingue comunitarie oltre a quella materna" è ormai una "condizione indispensabile per permettere ai cittadini dell'Unione europea di beneficiare delle opportunità professionali e personali offerte dal grande mercato interno senza frontiere";
ancora il nuovo quadro strategico per il multilinguismo" dove, per la prima volta, il portafoglio di un commissario europeo include esplicitamente la responsabilità per il multilinguismo in ogni paese dell'Ue.