La proposta del presidente tedesco Joachim Gauck di tagliare i costi è stata ben accolta - ma non da tutti
Gli auricolari di un interprete. È stato stimato che l'UE produce 1.76 m di pagine di traduzione ogni anno. Fotografia di Dan Chung
The Guardian, 24/06/2013, Philip Oltermann
I soldi parlano, soprattutto a Bruxelles. Un miliardo di euro in portoghese sono "mil milhones de euros". Allo stesso modo, in spagnolo "billón" significa un milione di milione, così miliardo diventa "mil millones de euros". In croato "miliardo" si traduce con "milijarde" e in olandese con "miljard". Quando i francesi parlano di "un bilion", in realtà si stanno riferendo a quello che i britannici chiamano "trillion". Ah, e un "Billarde" tedesco è un "quadrillon" francese, ovviamente.
All’Unione Europea, la traduzione è una questione complicata, e spesso anche costosa. La Commissione europea ha tre "lingue di lavoro" ufficiali: il tedesco, il francese e l'inglese. Ma con l'allargamento e le 23 lingue ora parlate negli stati membri, il numero dei traduttori è aumentato rapidamente da 200-300 a 2000-3000. È stato stimato che l'UE produce 1.76m di pagine di traduzione all'anno, arrivando a costare €300m (£257m). E dal momento in cui dal 1 luglio la Croazia entrerà a far parte dell'UE, si aggiungerà un’altra lingua alla lista.
In questi periodi di austerità, i governi nazionali non vedono l'ora di diminuire il budget, ragione per cui il discorso recente del presidente tedesco è stato accolto con molto entusiasmo. In un discorso fondamentale sul futuro dell'integrazione europea tenuto a febbraio, Joachim Gauck ha proposto che l’inglese diventi la lingua ufficiale dell'UE: "Oggi come oggi possiamo dire che le nuove generazioni stanno crescendo con l'inglese come lingua franca. D'altronde, credo che non dovremmo lasciare le cose prendere il loro corso quando si tratta di integrazione linguistica". Musica per le orecchie dei federalisti e dei falchi fiscali: con l'inglese come lingua ufficiale parlata nei corridoi di Bruxelles, l'UE diventerebbe molto più dinamica ed efficiente.
Ma fino a che punto può essere realistico? Da un lato confermerebbe semplicemente una tendenza che è già presente. Dal "big bang" dell'entrata dei paesi dell'est Europa nel 2004, l'uso del francese è diminuito, limitato a qualche conferenza, mentre il tedesco è una "lingua ufficiale" solo su carta. I documenti del Parlamento europeo sono tradotti solo in lingue di un certo rilievo: non ci sono trascrizioni sulle politiche comuni per la pesca in cecoslovacco, per esempio.
Il presidente tedesco Joachim Gauck. Fotografia: Reuters
Ma se gli stati del nord e dell'est Europa accettassero l'inglese come lingua ufficiale, il sud si sentirebbe offeso. Alcuni diplomatici francesi dicono che l'inglese farebbe passare di nascosto nozioni di politica ed economia "anglosassoni" nel cuore delle decisioni europee. Lo scorso dicembre, un giornalista del quotidiano francese Libération ha boicottato una conferenza stampa sulla Presidenza europea a Dublino perché era solo in inglese. Se non ci fossero stati davvero soldi per i traduttori, ha commentato sul suo blog, allora avrebbero dovuto tenerla in Gaelico.
Non mancherebbero gli ostacoli legali. “Imporre l’inglese come lingua ufficiale europea sarebbe profondamente antidemocratico”, ha detto Diego Marani, scrittore e funzionario politico alla Direzione Generale per l’Interpretazione alla Commissione europea. Lontano dal creare un’Europa più integrata, potrebbe rendere il progetto ancora più elitario. Il costo totale del lavoro linguistico all’UE, secondo Marani, funziona grosso modo al costo di due caffé al giorno per persona all’anno: un piccolo prezzo da pagare per un po’ più di democrazia.
E soluzioni alternative? La proposta di fare del latino la lingua di lavoro è un triste pesce d'aprile, ma un interprete pensa che l'Esperanto potrebbe essere una lingua franca più giusta dell'inglese. Un altro suggerisce una regola per cui non bisognerebbe mai permettere ai diplomatici di esprimersi nella loro lingua materna e in questo modo mettere tutti nelle stesse condizioni. Nell'ufficio di Marani, gli impiegati hanno sperimentato l'"Europanto", che il funzionario descrive come "der jazz des linguas": un miscuglio freestyle di lingue fatto sulla base delle caratteristiche comuni delle lingue europee, senza regole grammaticali e con un vocabolario illimitato.
L'Europanto non va preso sul serio, ovviamente, ma è comunque portatore di un messaggio che fa riflettere. Imporre una lingua comune europea potrebbe rivelarsi un'impossibilità politica. Pertanto, non è da escludere che una nuova lingua si svilupperà naturalmente durante il lungo percorso dell’UE. L'anno scorso un esperto traduttore presso la Corte dei Conti europea ha compilato un documento di 33 pagine con gli usi scorretti della terminologia inglese nelle pubblicazioni europee ("to precise" con il significato di "to summarise" per esempio, o "actors" per dire "people or organisation involved in doing something" piuttosto che "performer on a stage"). La parlata europea probabilmente non suonerà molto bene alle orecchie degli inglesi nativi, ma potrebbe essere semplicemente una nuova lingua franca che sta prendendo forma sotto i nostri occhi. Discardant la textbuch, externalise sus sprachangst y just improviste.
Traduzione: Isabella Mancini
Articolo orignale: http://www.theguardian.com/world/2013/apr/24/europa-english-official-language-eu