la Repubblica.it
Giovedì, 25 Giugno 2009
di Monica Capuani
PROFESSIONI Al Parlamento di Strasburgo (e Bruxelles) sono 23
le lingue utilizzate. La comprensione tra i popoli è affidata al lavoro
degli interpreti. Resistenti allo stress, appassionati, curiosi. E
fiduciosi
Ventisette Stati membri per 785 deputati eletti dai cittadini europei
ogni cinque anni. Impegnati in un lavoro continuo intorno ad argomenti
che hanno un impatto immediato sulla vita degli abitanti dell'Unione
europea. Dalla protezione dell'ambiente ai diritti dei consumatori,
dalle pari opportunità alla libera circolazione di lavoratori, servizi,
merci e capitali. L'atmosfera è effettivamente febbrile, intorno e
dentro il palazzo Altiero Spinelli che svetta nel cielo plumbeo tra gli
edifici in vetro e pietra del Parlamento europeo. Oggi si svolge qui,
in rue Wierz a Bruxelles, la seduta plenaria di solito tenuta a
Strasburgo, ché da agosto il cedimento strutturale del soffitto nella
sala riunioni impedisce le attività nella sede francese. Mentre supero
la strettissima rete di sicurezza all'ingresso, nella sala ovale si sta
discutendo del "pacchetto telefonia", a protezione degli utenti. Tra le
altre voci in agenda: l'impatto della crisi finanziaria sull'economia
europea, la "mobilità" dei cittadini europei malati all'interno
dell'Unione, la riforma della scuola, l'obesità infantile. Ma uno dei
diritti inalienabili dei parlamentari europei è esprimersi nella
propria lingua. E sono 23 quelle ufficiali: una vera babele, se non
fosse per l'opera di una squadra discreta ed efficientissima delle
persone che, quasi incorporee e invisibili, dalle loro cabine di vetro
traducono simultaneamente in cuffia i discorsi degli oratori.
Olga
Cosmidou, ex interprete greca, è il direttore generale del servizio di
interpretariato: il suo staff si occupa tra l'altro di reclutare bravi
interpreti nei diversi Paesi. "Questo momento storico è cruciale per
l'Europa", sostiene. "Se non arriveremo a posizioni comuni, lo sviluppo
di Cina, India e Russia ci porterà, tra dieci anni, a non avere più
alcun peso". Il Parlamento europeo è l'istituzione europea più
democratica e rappresentativa, l'unica i cui membri sono eletti
direttamente dai cittadini degli Stati. "Il mio staff e io garantiamo
che venga rispettato il diritto di ogni deputato a esprimersi nella
propria lingua, e che il servizio di traduzione abbia ogni documento
disponibile in tutti gli idiomi dell'Unione. Al confronto le Nazioni
Unite sono uno scherzo: lì si parlano sei lingue. Qui poi esiste un
sistema mediato: l'interprete estone, per esempio, traduce in inglese
il discorso del deputato del suo Paese, e altri traducono dall'inglese
nelle altre lingue. La qualità è molto importante, perché
l'interpretariato è una catena, forte come il suo anello più debole. Le
settimane di seduta plenaria a Strasburgo sono così intense che
dobbiamo impiegare quasi mille interpreti, tra funzionari e freelance.
È uno dei pochi settori in cui la domanda supera l'offerta. Quindi ai
giovani che studiano lingue in Europa, dico: ragazzi, qui il lavoro non
manca".
La selezione è durissima, gli standard sono i più alti al
mondo. Ma la passione della Cosmidou, al Parlamento da 28 anni, fa
pensare che ne valga la pena. "Un interprete è maestro in tutto ed
esperto in niente", aggiunge sorridendo Rita Silva, qui dal 1986 e
responsabile dell'Unità di programmazione centrale e capo della squadra
di interpreti portoghesi. "Dobbiamo continuamente informarci sugli
argomenti più vari che vengono trattati in Parlamento. Alla fine, ci
ritroviamo con una strana cultura enciclopedica. Del resto, la molla
che spinge una persona a intraprendere questa professione è la
curiosità intellettuale. Unita, però, a una grande umiltà. Bisogna
essere pronti ad ammettere i propri errori: può sempre capitare di
sbagliare o di capire male, fino all'ultimo giorno di carriera. A quel
punto ci si scusa, si chiede al deputato di ripetere e si va avanti".
Ogni volta che un nuovo Paese sta per entrare nel Parlamento europeo,
per cercare interpreti all'altezza si attivano le università, le scuole
interpreti, gli insegnanti di lingue, come nel caso di Rita, che oggi
si occupa della delicata gestione del lavoro: è a capo di un team di
sei persone che organizza e assegna i turni agli interpreti. I suoi
collaboratori sono responsabili per una settimana ciascuno, a
rotazione. Un rompicapo, a vederlo scritto su una tabella gigante, a
beneficio degli interpreti nelle 23 lingue. Anna Grzybowska è invece il
capo della "cabina polacca", responsabile anche delle missioni
all'estero del gruppo di interpreti arrivati con la tornata di dieci
Paesi nel 2003. Perfettamente bilingue (polacco e francese), dopo aver
vissuto in Africa ha cominciato come interprete freelance nella cabina
francese. "L'ingresso della Polonia e degli altri nove Paesi
(Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Cipro, Lituania, Ungheria, Malta,
Slovenia e Slovacchia, ndr) è stato come il passaggio all'adolescenza
di questo organismo vivente che è il Parlamento europeo. E si sa che
quella fase, per i genitori, non è un momento facile. Per me, che sono
un'idealista, l'Europa è un sogno e, allo stesso tempo, una realtà
viva. Mi dispiace che ci sia gente delusa, forse il problema è
l'aspettativa troppo alta. Ci sono molte cose che il Parlamento non ha
il potere di fare, perché sono appannaggio degli Stati membri. La
speranza dell'Europa sono i giovani, oggi molto più "mobili" ed europei
grazie a progetti come Erasmus. Questi ragazzi imparano a vivere nella
complessità, e capiscono la necessità di osservare la realtà da molti
punti di vista diversi". E
Elisabetta Palmieri, della Scuola interpreti a
Milano, ha cominciato come freelance e dopo vent'anni è stata assunta
tramite concorso tra i quattrocento interpreti funzionari. "Il nostro
lavoro non è soltanto quello di tradurre in tempo reale ciò che la
persona dice, ma anche quello di convogliare l'atto della
comunicazione, che spesso, oltre che di parole, è fatto di sottintesi,
fisicità e del contesto nel quale l'oratore pronuncia il discorso. Un
lavoro stressante, soprattutto in seduta plenaria, quando i deputati
hanno un "tempo di parola" che va da uno a cinque minuti. E cercano di
sfruttarlo al massimo. Spesso i discorsi sono letti a una velocità di
eloquio che, per noi, costituisce una vera sfida. Una delle cose che mi
appassiona di più di questa professione è che, nonostante siamo solo
una voce nascosta da un vetro fumé, diamo un piccolo contributo a
questo grande progetto storico di costruzione di un'Europa più unita.
Ricordo momenti toccanti, come la firma della proposta di trattato
costituzionale con Giscard d'Estaing e i rappresentanti dei parlamenti
nazionali". Testimoni silenziosi della storia. Sembra essere questa la
soddisfazione più grande per questi professionisti che affrontano la
responsabilità della comunicazione nell'organismo politico più
multilingue del mondo. Anche quando la storia scivola in incidenti
imbarazzanti, come il giorno in cui Berlusconi diede del kapò a Martin
Schultz. Susanne Altenberg, della Scuola interpreti di Colonia, quel
giorno era presente in cabina. "Vidi impallidire la collega che doveva
tradurre l'insulto a Schultz. Ma capita anche questo, la politica è
passione e spesso gli animi si accendono".
Soprattutto quelli degli
italiani, bisogna dire. Altro incidente ben presente nella memoria di
chi lavora qui è quello in cui i deputati della Lega contestarono
l'allora presidente Ciampi e vennero espulsi dall'aula. Visto che il
lavoro non manca "perché di buoni interpreti c'è sempre bisogno", come
afferma Olga Cosmidou, e lo stipendio d'ingresso è di circa tremila
euro, chiedo infine alle due interpreti quali caratteristiche debba
avere un giovane che voglia fare il loro lavoro. "Una buona versatilità
nell'apprendimento delle lingue e un'ottima conoscenza della propria,
cosa non affatto scontata", rispondono loro. "E poi, la curiosità
naturale che fa desiderare di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.
Una spiccata abilità multitasking, perché bisogna capire e tradurre al
tempo stesso.
Resistenza allo stress, apertura intellettuale
e spirito
di servizio".
(Foto dell'agenzia Laif/Contrasto)