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Alla fine non siamo poi così male nelle lingue!

Pubblicato il 19/09/2010 da Agnès Lanoëlle

http://www.sudouest.fr/2010/09/19/pas-si-nuls-en-langues-188926-1391.php
Non c’è bisogno di imparare una lingua per capirla. Stammattina, questo miracolo è stato svelato nel corso di un laboratorio.
Ieri a Marennes, nel corso di un laboratorio sull’intercomprensione, une ventina di partecipanti ha cercato di capire una lingua senza tuttavia averla mai studiata a scuola. E funziona!

Sette anni di spagnolo e non sono ancora capaci di decifrare una mail di quindici righe! Si sa, a differenza di alcuni loro vicini, i francesi sono delle schiappe nelle lingue, forse perché traumatizzati da anni di faticoso apprendimento. Per rimediare a questo difetto, l’Associazione per la Promozione dell’Intercomprensione (Apic) ha trovato una soluzione ed un’alternativa al classico insegnamento scolastico: l’intercomprensione.

 

Invitati a partecipare agli incontri francofoni di Marennes, Françoise Ploquin, membro dell’Apic, e Pierre Janin, incaricato in missione dal Ministero della Cultura, ieri hanno assistito alla dimostrazione che è possibile capire una lingua imparentata con la propria senza tuttavia averla mai studiata a scuola.
«In Francia si ha una disposizione di spirito sbagliata nei confronti delle lingue straniere. Si parte subito col dire: “Non l’ho mai studiata, quindi non la capirò mai”. Eppure se non ci si bloccasse, se si imparasse a saltare una parola o un passaggio, si riuscirebbe a capire sicuramente l’80% di un testo», spiega Françoise Ploquin che non ha imparato alcuna lingua straniera e che è stata capo redattore della rivista La France dans le monde. Per i suoi ardenti difensori l’intercomprensione è «uno strumento che dimostra che ci si può spostare da una lingua ad un’altra senza averla mai imparata in maniera accademica», insiste Pierre Janin.
Tutti possono farcela
Questo nuovo approccio alle lingue non deve essere considerato un’alternativa all’apprendimento, ma come invece un metodo per cambiare certe brutte abitudini francesi, come quella di aspettarsi di capire tutto subito e per mettere le persone a proprio agio con le lingue.
«Bisogna andare per approssimazione. Capire l’80% del testo all’inizio è più che sufficiente! Intercomprendere significa creare un’atmosfera e uno stato mentale d’apertura», continua Françoise Ploquin.
Ieri durante più di due ore una ventina di partecipanti ha provato a leggere e cercare di comprendere dei frammenti di giornali in italiano, in spagnolo e in occitano. E ogni volta il miracolo si ripete! Pierre Janin, che difende da molti anni la causa del plurilinguismo, rimane sempre sorpreso. «Le lingue superano le frontiere nazionali e politiche. Una lingua non è semplicemente un mezzo di comunicazione, ma anche uno strumento attraverso cui ossevare il mondo. Per questa ragione è necessario mantenere diversi punti di vista e di conseguenza preservare la diversità nelle lingue. Non si deve usare solo una lingua universale perché essa finirebbe per calpestare tutte le altre».
Perciò, sono sufficienti solo alcune dozzine di ore per realizzare il sogno di leggere un romanzo in italiano. Senza pretendere che i francesi parlino perfettamente la lingua di Cervantes o di Pirandello, l’Apic dimostra che in fondo siamo tutti un pò poliglotti. E ciò è una rivelazione.
Traduzione di Goio Alessandra