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Parlavo l'english fluettemente, yes, yes!

Jean Quatremer, 29 maggio 2013, Blog Libération
Qualsiasi interprete ve lo dirà: non c’è niente di peggio di un anglofono non nativo che, invece di lasciar fare agli interpreti il loro lavoro, fa di tutto per parlare un inglese scorretto. Non solo il suo pensiero è impoverito, ma spesso formula frasi tortuose e intraducibili perché impostate sulla base della lingua materna.

Il problema diventa più che grave quando le istituzioni comunitarie, usando l’inglese quasi come unica lingua di lavoro, pubblicano dei testi – tra cui molte norme giuridiche direttamente applicabili agli stati membri – che sono sempre meno compresensibili per i “native english speakers”, e quindi per i legislatori di Gran Bretagna e Irlanda.
La direzione generale per la Traduzione della Corte dei Conti (e non della Commissione, come ho riferito per sbaglio) ha suonato il campanello d’allarme pubblicando un documento esilarante intitolato “Breve lista delgli usi scorretti  della terminologia inglese nelle pubblicazioni dell’Unione Europea”. Poiché, contrariamente a quanto certi credono, l’inglese , con i suoi 100 milioni di parole, non è per niente una lingua facile.
“Col passare degli anni le istituzioni europee hanno sviluppato un vocabolario che differisce dalle varie forme ammesse dall’inglese”, notano i traduttori (in inglese, of course, ma traduco). “Questo include delle parole che non esistono, o sono relativamente sconosciute ai nativi anglofoni fuori dalle istituzioni europee (‘planification’, ‘to precise’ o ‘telematics’, per esempio), o sono utilizzate in un senso, spesso derivante da un’altra lingua, che non è riportato sul dizionario”. Il documento cita in particolare ‘GPS’ o ‘navigator’ per ‘satnav’, ‘SMS’ per ‘text’ o ‘send an SMS’ per ‘to text’, ‘GSM’ o ‘handy’ per ‘mobile’ o ‘cell phone, internet key, pen or stick’ per ‘dongle’, ‘recharge’ per ‘top-up/ top up’.
La DG per la traduzione ricorda che ci sono diverse varianti di inglese (una lingua in uso in 88 paesi), ma che nell’Unione Europea le pubblicazioni in inglese sono normalmente destinate ai britannici e agli irlandesi, che dovrebbero essere in grado di capirle. “A common reaction to this situation is that it does not matter as, internally, we alle know what ‘informatics’ are (is?), what happens if we ‘transpose’ a directive or ‘go on a mission’ and that, when our ‘agents’ are on a contract, they are not actually going to kill anyone”. Le istituzioni devono poter comunicare con l’esterno, cosa che il loro inglese non permette, poiché non viene capito fuori da Bruxelles. “It is worth remembering that whereas EU staff should be able to understand ‘real’ English, we cannot expect the general public to be au fait with the EU variety”…Per esempio, ‘transpose a directive’ non ha alcun significato. L’espressione corretta sarebbe ‘the enactment of a directive in a national law’.
La DG per la traduzione ha presentato una prima lista con le 89 parole usate in modo scorretto, da ‘actor’ a ‘visa’, passando per ‘concerning’, ‘opportunity’ o ‘trimester’. In questo senso, ‘actor’ dovrebbe essere sostituito con ‘player’, a meno che non si parli di una star di Hollywood. ‘Actual’ non significa attuale, ma ‘real’ o ‘existing’: la parola corretta da utilizzare è ‘current’ o ‘present’. ‘Agent’ significa spia, e dovrebbe essere sostituito con ‘staff’, ‘employee’ o ‘official’. La lista è una pura delizia per l’inglese ormai sempre più torturato e mostra che questa lingua non è così semplice come alcuni sostengono.
L’“EU globish” è un mero esempio di esperanto, incomprensibile ai comuni mortali… un avvertimento che cade a picco quando la Francia crede che dei francesi potranno insegnare in inglese a dei francesi.



La nota “Breve lista dell’uso scorretto della terminologia inglese nelle pubblicazioni dell’Unione Europea” è qui riportata.


Qui il link all’articolo originale





Traduzione: Isabella Mancini