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Presentazione del progetto di relazione alla Commissione di cultura "Le lingue europee a rischio e la diversità linguistica nell'Unione Europea"

François Alfonsi, deputato europeo, 21 gennaio 2013
Presentazione del progetto di relazione alla Commissione di cultura “Le lingue europee a rischio e la diversità linguistica nell’Unione Europea”

Tutte le lingue sono necessarie all’identità europea e solo in Europa sono diverse centinaia.
La relazione di cui è incaricato François Alfonsi chiederà che il Parlamento si faccia carico di questo tema e rilanci una nuova volontà politica, un impegno da parte dell’Unione Europea, per salvare e valorizzare il patrimonio culturale e linguistico europeo. Il 21 gennaio 2013, François Alfonsi ha presentato il suo progetto di relazione alla Commissione di cultura. Ecco il contenuto del suo intervento:
Ogni lingua presente sul territorio europeo è elemento costitutivo dell’identità culturale europea. L’UNESCO ha concepito e messo in opera un approccio scientifico di portata mondiale che permette di definire il livello di salute, o di rischio, delle lingue a partire da un certo numero di criteri (quali la trasmissione generazionale, il numero e la densità dei locutori all’interno di una stessa popolazione, o ancora la diffusione mediatica, l’apprendimento, i mezzi e i metodi di insegnamento, ecc.)
Questa diagnosi permette di affermare che oggi ci sono in Europa - poiché questo è il tema della relazione – diverse decine di lingue più o meno a rischio di sparire e di estinguersi.
Non è un tema nuovo. Già da una trentina d’anni il Parlamento Europeo ha espresso particolare attenzione per la questione delle lingue minoritarie. È stata la Commissione di Cultura del Parlamento Europeo che per prima ha avanzato un lavoro, diventato poi risoluzione, che ha permesso la nascita della Carta Europea delle lingue minoritarie del Consiglio dell’Europa.
È quindi chiaro che il Parlamento ha già svolto un ruolo positivo in passato, un ruolo riconosciuto e rimarchevole. Ma credo che oggi sia necessario mettersi di nuovo al lavoro, poiché la situazione, soprattutto in questi ultimi dieci anni, è deteriorata. Non solo si osserva una continua erosione della diversità culturale europea, ma si percepisce inoltre una distensione nelle politiche pubbliche, in quei settori dove invece risiede buona parte del patrimonio europeo, e che per questo necessitanto più interventi.
Una lingua è patrimonio di una comunità linguistica tanto quanto patrimonio culturale dell’insieme d’Europa. La lingua corsa è un patrimonio che certamente appartiene ai corsi, ma non solo. È una lingua europea, ancor prima di essere una lingua francese; perché il corso esisteva prima che la Corsica diventasse francese. Perciò, credo che l’Europa, per come è strutturata, abbia una missione di vitale importanza: quella di vegliare sulla questione delle lingue e della diveristà culturale.
D’altra parte, la diversità culturale rappresenta un interesse per l’Europa, poiché è un elemento di considerevole rilevanza per la sua capacità d’azione, d’attrazione e di produzione culturale. È proprio nella diversità che si moltiplicano gli immaginari, i temi che permettono di aumentare il volume generale e l’attrattività della cultura europea.
È evidente che esistono situazioni molto contrastanti in Europa. Ci sono paesi da stimare per la qualità di politiche che favoriscono le lingue minoritarie. Penso per esempio alla Finlandia, dove da più di 20 anni viene portata avanti una politica estremamente forte e fruttuosa per la lingua saamie. Diversamente, altri stati rifiutano di accettare la diversità culturale che esiste sul loro territorio e criticano la democrazia europea quando altri la lodano.
La relazione di cui sono incaricato ha come obiettivo quello di focalizzarsi sulle lingue che rischiano di sparire. È là che bisogna agire, è là che il patrimonio europeo viene ad essere danneggiato. Esiste una responsabilità europea, una responsabilità che è stata riaffermata nel trattato di Lisbona, per cui la diversità culturale viene riconosciuta come valore essenziale e fondamentale dell’Unione Europea.
Noi pensiamo che il ruolo dell’Unione Europea sia innanzi tutto quello di diffondere le giuste iniziative. Le politiche della Finlandia devono imporsi in tutti i paesi d’Europa. È compito dell’Unione Europea vigilare affinché queste pratiche siano diffuse, in modo da mostrare che è la prima a preoccuparsi per l’incolumità del patrimonio culturale europeo.
È quindi necessario che il Parlamento Europeo si ritrovi nella posizione per poter provocare uno slancio, una presa di coscienza a livello europeo. Negli ultimi dieci anni si è osservato un rallentamento netto nell’impegno da parte della Commissione su questo caso. Bisogna trovare le parole e i mezzi di convincere i dirigenti degli stati direttamente coinvolti che è ora di dare una priorità a questo problema.
È inoltre necessario ripensare le modalità di accesso ai finanziamenti. Nell’Unione Europea, una comunità culturale ristretta si ritrova spesso in difficoltà nel momento in cui deve accedere a delle pratiche europee per le quali esistono rigidi criteri di grandezza e popolazione. C’è ancora molto da considerare in dettaglio, da ripensare, affinché l’Unione Europea possa essere garante di una vera e propria diversità culturale e linguistica. Questa relazione si propone di mettere in luce tutti questi aspetti, mancanze più che altro, che oggi è doveroso correggere.
Qual è l’obiettivo?
Un nuovo periodo di programmazione pluriannale sarà aperto dal 2014 al 2020. Abbiamo bisogno di rinnovare la volontà politica, rinnovare un dialogo con la Commissione, affinché il sostegno alle lingue minoritarie non sia assente nella nuova programmazione – come invece lo è stato, purtroppo, nella programmazione 2007-2013.
Le comunità e le collettività che hanno in carico questo patrimonio linguistico devono quindi essere aiutate, in primo luogo, ed essere incoraggiate nella messa in pratica di queste nuove politiche.
Infine, questo rapporto sarà l’occasione per sensibilizzare gli stati membri. Bisogna rendere omaggio ai più virtuosi e mettere l’accento su quelli che lo sono meno, sottolineare quanto sia grave, per una grande democrazia come quella europea,  l’errore di non prendere in considerazione la diversità culturale.





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Traduzione: Isabella Mancini