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Intervista. L'islandese, "una delle lingue più misteriose al mondo"

Hadrien Chalard è traduttore letterario e professore d'islandese presso il dipartimento di Studi Germanici e Nordici della Facoltà di Lettere della Sorbona.

1 marzo 2023

L’islandese è una lingua a sé stante, risalente a più di 1000 anni fa. Il professore e traduttore Hadrien Chalard ci svela in quest’intervista i suoi segreti.

Si dice che l'islandese sia una lingua impossibile da imparare. Datata di più di 1000 anni, ma praticata da meno di 400 000 persone, l’islandese racchiude una bellezza linguistica quasi conforme alla sua lingua antenata, il norreno. A titolo comparativo, è come se oggi in certe regioni italiane si parlasse ancora il latino. Hadrien Chalard, traduttore letterario e professore di islandese alla Sorbona, ci parla di questa lingua così “misteriosa, eppure ammaliante”.

A quando risale questa passione per la lingua islandese?
Tutto è cominciato quando ho scoperto il disco di un gruppo rock alternativo dal nome Sigur Rós. E la lingua mi è sembrata così misteriosa, così ammaliante, che il mio amore naturale per le lingue ha preso il sopravvento, sicché ho deciso di imparare l’islandese. Inizialmente ho studiato l’islandese in triennale alla Sorbona, poi ho effettuato un soggiorno Erasmus a Reykjavik durante tutto il terzo anno. Dopo la laurea, ho avuto dei dubbi; così, ho deciso di interrompere gli studi per due anni, perché non ero sicuro di volermi davvero imbattere in questa strada. Nel corso di questi due anni ho studiato il giapponese all’INALCO. Ed è in quel momento che, alla fine, sono ritornato alla Sorbona per fare il mio master, durante il quale ho deciso di dedicarmi interamente alla traduzione letteraria. Da lì, dopo aver vissuto e lavorato un anno in Islanda, sono diventato professore di lingua islandese alla Sorbona nonché traduttore letterario.

Non è tuttavia una lingua molto diffusa…
È vero il fatto che non sia una lingua di per sé molto diffusa. In generale, le lingue scandinave non sono così pubblicizzate in Francia. Tuttavia, le lingue scandinave cosiddette continentali (quelle parlate in Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia) sono abbastanza presenti nel nostro patrimonio culturale. Ci sono molte serie poliziesche o adolescenziali, soprattutto danesi, che hanno un enorme successo (Skam, Chosen ecc.). È in questo modo che molti studenti scoprono l’esistenza delle lingue scandinave. Purtroppo l’Islanda, sotto questo punto di vista, è in ritardo rispetto ai suoi cugini continentali, il che si spiega logicamente dal numero degli abitanti e dai suoi mezzi molto ristretti. Ad esempio, sono sicuro che se lei interpellasse dieci persone a caso, quasi tutte avranno già sentito parlare delle lingue scandinave. Ma quando parlo alle persone che fanno il mio stesso mestiere, la reazione che ricevo spesso riguardo l’Islanda e l’islandese è: “ah, gli islandesi hanno una propria lingua madre?”. Molti restano sorpresi di fronte all’esistenza della stessa lingua islandese. Attenzione, ciò non significa che le persone ignorano l'esistenza dell’Islanda! È un paese molto turistico e abbastanza conosciuto; ma dire che un paese così piccolo e con così pochi abitanti abbia una lingua a parte e che venga anche insegnata è un qualcosa di difficile da immaginare. Eppure, è una lingua così particolare… Quando qualcuno studia lo svedese, sa che ci sono milioni di persone a parlarlo. E che ancor di più lo capiscono! Uno svedese, un norvegese o ancora un danese possono tranquillamente parlarsi e capirsi molto bene vicendevolmente, perché le lingue si assomigliano molto. Niente a che vedere con l’islandese.

Imparare l’islandese: a che scopo?
L’islandese è una delle lingue più misteriose che esistano. Ovviamente non conosco tutte le lingue ma, per quanto mi riguarda, nessuna ha mai avuto un tale effetto incantevole su di me. Per dare un’idea alle persone che non hanno mai sentito parlare di questa lingua, essa ha un aspetto molto mistico, fantastico. Per me, l’islandese ha l’effetto di una “lingua degli elfi”. La grafia ricorda molto quella degli scritti di Tolkien. Ovviamente è il contrario (ride). Parlando seriamente, penso che nel momento in cui una persona abbia un’attrazione per la cultura nordica, la cultura mitologica, o anche per i generi culturali fantasy, può provare un interesse nell’apprendere questa lingua, tanto per i suoni quanto per la grafia e la storia. Nel momento in cui la si parla, si capisce che è una lingua che non ha quasi subìto alcuna evoluzione dal momento in cui è stata creata. Si tratta quasi del vichingo.

Quali sono le difficoltà principali constatate dai francesi nell’imparare l’islandese?
In primis le declinazioni. È il maggiore ostacolo quando si comincia lo studio di questa lingua. Aver già studiato in precedenza il latino, il greco o il tedesco può essere di grande aiuto. Tuttavia, se non le si ha mai studiate prima, allora non è così facile. Bisogna innanzitutto comprendere il principio di una declinazione. Successivamente, bisogna ricordarsele! L’islandese declina praticamente tutto. Tutti i sostantivi sono declinati, i numeri da 1 a 4, i pronomi personali, i pronomi possessivi. Anche i nomi e i cognomi sono declinati! In Islanda il sistema si concentra maggiormente sui patronimici che sui nomi o i cognomi. Si dice piuttosto “figlio di…” o “figlia di…” aggiungendo i suffissi -son per i ragazzi o -dottir per le ragazze. Ad esempio, lo scrittore Gunnar Gunnarson porta di nome Gunnar, come suo padre. Ciò comporta quindi Gunnar + -son = Gunnar Gunnarsson, che vuol dire “Gunnar figlio di Gunnar”. Ci sono dunque pochissimi cognomi veri e propri. Ed è per questo che in Islanda, tutti si chiamano per nome e tutti si danno del tu. Se ci si incrocia per strada con il presidente, si può dargli del tu. Non esiste nessun modo formale particolare con cui indirizzarsi alle persone. In sintesi, le declinazioni e le pronunce sono i due punti più complessi per i principianti, e non solo: anche per le persone con più anni di esperienza alle spalle non è sempre facile.

Le lingue rare sono attraenti per gli studenti?
Sempre meno… Attualmente nella mia classe ho una poca decina di alunni. Quando ero ancora studente, ricordo che nella mia classe eravamo il doppio. E ciò che è ancor più triste in realtà, è che tra tutti questi studenti, soltanto un’alunna ha scelto volontariamente l’islandese come prima lingua. Gli altri l’hanno scelta come lingua opzionale, perché nel nostro corso di studi nordici alla Sorbona, tutti gli studenti devono scegliere necessariamente due lingue. Una principale, e una a scelta tra il finlandese e l’islandese. Tuttavia, ho molti studenti che, sebbene siano venuti inizialmente per necessità, sono diventati invece molto attivi ed amanti della lingua. Alcuni pensano persino a cambiare la lingua di specializzazione per l’islandese. In generale, ho l’impressione che lo studio delle lingue non sia decisamente più una priorità a livello scolastico. Ho l’impressione che purtroppo (eccetto ovviamente l’inglese, che resta fondamentale per il mondo degli affari), la didattica delle lingue in quanto tale, in quanto apertura al mondo, in quanto scoperta culturale, non sia più una priorità.


Testo redatto da Benjamin Galle-Tessonneau; traduzione dal francese a cura di Ylenia Vuotto, stagista presso l'OEP.

Fonte: Interview. L'islandais : "une des langues les plus mystérieuses du monde" - VousNousIls