È una conferma autorevole, insospettabile come fonte anglofona, di quanto denunciato da anni dall'ERA: le politiche di Berlusconi, Moratti e Gelmini (e non solo) d’insegnamento dell'inglese come prima ed unica lingua straniera, in competizione diretta con l'italiano, al punto che vengono insegnate materie curricolari e attivati interi corsi di laurea in lingua inglese, sono politiche demenziali e autolesioniste per il Paese e la sua identità.
Dall’articolo si evince, soprattutto, che l'italiano non è meno a rischio dell'indonesiano. Al contrario, ciò che nel paese asiatico è frutto d’una scelta scellerata di una classe dirigente per sé ed i propri figli, in scuole private e molto costose, rispetto alla quale comunque il governo di Giacarta sta cercando di correre ai ripari, in Italia è un’imposizione a tutto il Paese da parte di Governo, Regioni e Università pubbliche attraverso leggi e regolamenti che si attuano nelle scuole pubbliche.
Di fronte a questi effetti dirompenti e distruttivi per il Paese non comprendo nemmeno il silenzio di Bersani o Vendola che dinanzi a queste leggi di tipo quasi razziale, ispirate ad una sorta di “Manifesto sulla superiorità della razza anglofona”, sembra che nulla abbiano da dire. O forse concordano?
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