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'Lost in translation' nelle serie televisive

07/12/2011 | Natalia Marcos, Blogs de SociedadIr a cultura
Che tragitto percorre un episodio di una seria televisiva, dal momento della sua registrazione a quello della sua apparizione sugli schermi delle tv di un altro paese?

È un processo in cui intervengono vari professionisti, la cui attività è fondamentale perché le serie televisive possano essere doppiate e arrivare alle nostre tv. Lasciamo da parte il dibattito su cosa è meglio tra doppiaggio o versione originale, e concentriamoci sull'arduo lavoro dei traduttori, sulla fase che precede il doppiaggio. E’ un lavoro che presenta diverse difficoltà e che spesso si trasforma in una corsa contro il tempo.
Il traduttore delle serie televisive è il "responsabile dell'adattamento dei dialoghi a un nuovo pubblico [quello spagnolo], sia per il doppiaggio, sia per i sottotitoli. Deve creare una nuova versione [spagnola] a partire da quella straniera", spiega Xosé Castro, traduttore, redattore e presentatore. Una volta terminata, la traduzione viene mandata allo studio di doppiaggio, dove può essere soggetta a modifiche per "l'aggiustamento (adattare il testo al movimento labiale degli attori), preferenze del cliente, piccole improvvisazioni degli attori..."

Le difficoltà della traduzione
Uno dei problemi della traduzione delle serie televisive è il tempo di lavoro che impiega. Anche se il tempo che ci si mette a tradurre un episodio dipende molto dal suo contenuto, osserva Xosé Castro, "di solito ci vogliono uno o due giorni per tradurre un episodio di 20 minuti, dai due ai quattro per un episodio di 45-50 minuti".
Il breve lasso di tempo che passa dalla messa in onda di un episodio negli Stati Uniti alla sua diffusione in Spagna è evidentemente un ostacolo al lavoro del traduttore. Nel tradurre la serie americana Lost, e in particolare l’ultima stagione, María José Aguirre de Cárcer spiega che “Per fare in modo che la messa in onda di ogni episodio coincidesse con il suo originale negli Stati Uniti, [ha] lavorato con versioni preliminari e a volte [ha] dovuto persino tradurre direttamente dall'immagine, senza alcun copione scritto". Questo modo di lavorare le ha permesso di vedere le serie da un altro punto di vista: "come fan delle serie televisive, mi divertiva molto vedere le immagini preliminari senza ritocchi in 3D, né effetti speciali di postproduzione; vedere  Vedere Sawyer penzolare da una scogliera di cartapesta, appeso a un arnese, e un materassino al suolo, mi ha emozionato come se fosse stato vero.
Un'altra difficoltà è riuscire a mantenere la coerenza mano a mano che il numero degli episodi aumenta. "Creo glossari con frasi ricorrenti, litigi, nomi di personaggi, ecc. inoltre cerco di conservare tutti i copioni originali e le mie traduzioni per consultazioni future", spiega Aguirre de Cárcer, che in questo momento è concentrata sulla traduzione di Futurama, Glee, Body of Proof e sta per terminare la terza stagione di Bored to death-Investigatore per noia e il film dei Muppets.
La traduzione di Glee è quella che per ora mi pone più problemi. "Contiene molti dialoghi e alcuni dei personaggi parlano molto velocemente; ciascuno di loro ha un proprio modo di parlare, quello che si chiama idioletto. Rachel, per esempio, è molto raffinata e diretta, mentre Santana è mordaz, sarcastica, usa motes e frasi ricercate. Inoltre bisogna tradurre anche le canzoni per il sottotitolaggio, e spesso, come nel caso di molte canzoni rap, le difficoltà sono molte.

Differenze culturali
Tuttavia, tra gli scogli incontrati dai traduttori, Xosé Castro non esita a sottolineare i riferimenti culturali. “Le serie televisive accennano spesso a questioni culturali e umoristiche, abitudini, persone e tendenze che sono conosciute nel paese di origine, ma che non per forza lo sono anche qui”. Per far fronte a questa difficoltà, Castro ricorda che “l’obiettivo di un traduttore di serie televisive non è tradurre dialoghi, ma emozioni. Se in una scena gli spettatori statunitensi ridono a crepapelle o piangono, anche gli spettatori spagnoli dovranno ridere o piangere. Questo implica che il traduttore dovrà reinventare le battute o far riferimento a personaggi più conosciuti al pubblico spagnolo”. I giri di parole o le frasi fatte sono spesso impossibili da tradurre. Immaginiamo per un momento che la serie spagnola Aida venga esportata tale e quale in un paese in cui non si parla lo spagnolo. Sarebbe difficilissimo tradurre copioni in cui buona parte della comicità deriva da malintesi linguistici, doppi sensi o modi di dire propri di un personaggio. Come fa il traduttore ad affrontare questi problemi?
Per far capire queste difficoltà, Xosé Castro prende alcuni esempi di espressioni tipiche della cultura statunitense. Tradurre letteralmente I am in a Spring Break mood (‘Mi sento come Spring Break’) non ha alcun significato se non si sa che quelle vacanze scolastiche di primavera erano, in questo caso, sinonimo di spiaggia, sesso e alcol. Oppure la frase Beaches in Europe are a non-stop Mardi Gras, but without the necklaces (letteralmente, ‘Le spiagge in Europa sono come un eterno Martedì Grasso, ma senza collane) risulta privo di logica se non si sa che una delle tradizioni del carnevale del Martedì Grasso è che le donne mostrano il seno agli sconosciuti che regalano loro delle collane.
A questo proposito, Castro ricorda la versione americana di The Office come uno dei suoi lavori più complicati. “In quasi tutte le scene c’è un gioco di parole o un riferimento alla cultura, allo sport o al mondo dello spettacolo degli Stati Uniti”. Un uso sempre maggiore dello spagnolo nelle serie televisive americane rende ancora più difficile la traduzione e l’adattamento dei copioni per la versione doppiata. Come si fa a tradurre momenti in cui un personaggio non capisce quello che dice un altro perché parla in spagnolo? Nel processo di traduzione si perdono inevitabilmente dettagli e caratteristiche essenziali dei personaggi.

Il caso dei Simpson
Serie di vecchia data, tradotta e ritradotta, e non per questo priva di difficoltà… stiamo parlando dei “Simpson”. Ogni traduzione dei Simpson è un nuovo mondo. E comparando le versioni doppiate con la versione originale, si trovano sempre dei dettagli che sono stati cambiati leggermente. Gli autori e i commentatori del blog spagnolo Simpsonitos provvedono a segnalare le differenze tra la versione americana e la sua traduzione in spagnolo.
In Spagna, l’incaricata a tradurre la serie della famiglia più famosa di Springfield è María José Aguirre de Cárcer. Molte delle battute sono rette dall’immagine, e “questo limita molto la resa della traduzione. Si può dire che, in alcuni casi, più che traduttori siamo degli adattatori, perché non potendo tradurre letteralmente una battuta, un gioco di parole o una frase fatta, dobbiamo basarci sulla gag originale per crearne una nuova”.
Tuttavia, si cerca sempre di essere il più fedele possibile all’originale e, “allo stesso tempo, avvicinare i dialoghi allo spettatore spagnolo senza ricorrere a riferimenti unici della nostra cultura. Credo che lo spettatore debba avere la sensazione di star guardando una serie straniera. Per esempio, se viene citato il nome di un personaggio pubblico sconosciuto in Spagna, lo sostituisco con un altro, sempre americano, però conosciuto dal pubblico spagnolo.

Traduttori ‘amateur’
Qual è la sua opinione sulla proliferazione di sottotitoli elaborati da dilettanti appassionati di serie televisive online? Xosé Castro sottolinea la (ormai diffusa) bassa qualità di queste traduzioni, anche se “ci sono traduzioni abbastanza discrete”. Lo sorprende che ci sia della gente che dedica molto del proprio tempo personale, “senza rendersi conto che ci sono persone o aziende che guadagnano senza fare alcuno sforzo grazie al loro lavoro regalato”. “Ad ogni modo, come aveva previsto Nicholas Negroponte nel 1995, ‘la gente non vuole vedere meglio la televisione; vuole vedere televisione migliore’, e questo significa guardare quello che si vuole quando si vuole. I produttori, i distributori e gli emittenti stano impiegando molto tempo ad adattarsi a questo cambiamento, in cammino già da un po’ di tempo”, conclude.


Traduzione: Isabella Mancini

Articolo originale: http://blogs.elpais.com/quinta-temporada/2011/12/traductores-series.html