20 febbraio 2010, Swissinfo.ch
Marc-André Miserez, swissinfo.ch
Traduzione e adattamento dal francese, Doris Lucini
Celebrare la lingua materna significa anche
celebrare il plurilinguismo, un fenomeno che in Svizzera – dove il 40%
delle persone parla almeno due lingue – è particolarmente diffuso.
Diversi
studi hanno dimostrato che una buona competenza della lingua materna
facilita l'apprendimento di altri idiomi. Per chi cresce bilingue, o lo
diventa nel corso della sua vita, trovare un posticino nel cervello per
la terza, quarta o quinta lingua sembra essere ancora più semplice.
Il
modo in cui le lingue convivono nel cervello delle persone è il campo
di studio di Jean-Marie Annoni, responsabile dell'Unità di
neuropsicologia dell'Ospedale universitario di Ginevra. Intervista.
swissinfo.ch: La ricerca ha dimostrato che per immagazzinare due lingue nel loro cervello, i bilingui non utilizzano necessariamente più spazio di chi di lingue ne conosce una sola.
Jean-Marie Annoni: È proprio così. Nel
cervello le due lingue sono sovrapposte e ci sono delle specie
d'interruttori che permettono di passare da una lingua all'altra. Si
tratta di meccanismi di controllo mentale simili a quelli attivi in
altri tipi di attività cerebrale.
C'è però una piccola
precisazione da fare. Nei bilingui naturali o precoci, quelli cioè che
hanno imparato le due lingue prima dei cinque anni d'età, abbiamo una
sovrapposizione quasi perfetta. Se invece la seconda lingua arriva più
tardi, utilizza le stesse strutture, ma a volte ha bisogno di
mobilizzare un po' più di spazio quando è parlata.
swissinfo.ch: Esiste davvero il bilingue perfetto? Non c'è sempre una tendenza a padroneggiare meglio una delle due lingue?
J.-M. A.: Ci sono persone che nascono con due
lingue: ne parlano una con la madre e una con il padre. In questi casi
possiamo parlare di bilingui perfetti. Ma con il tempo ogni individuo
svilupperà probabilmente una lingua preferenziale, quella che usa a
scuola o quella nella quale lavora.
In ogni caso, non
svilupperà le stesse competenze in ognuna delle due lingue. Da un punto
di vista professionale, ad esempio, sarà migliore nella lingua che usa
al lavoro e forse riuscirà ad esprimere meglio la dimensione affettiva
nella lingua che parla a casa.
swissinfo.ch: Lei ha fatto una distinzione tra acquisizione più o meno precoce di una lingua. Prima si comincia, meglio è?
J.-M. A.: Da un punto di vista neurologico, il
fatto di apprendere una seconda lingua più tardi comporta il rischio di
utilizzare strutture leggermente diverse, anche se la base resta la
stessa. Ma il risultato non è necessariamente peggiore.
Conosco
diverse persone che hanno imparato tardi la seconda lingua e che la
padroneggiano allo stesso modo della prima; alcuni addirittura meglio,
perché vivono in ambienti che li portano ad utilizzare maggiormente la
seconda lingua della prima. Questo li costringe a diversificare in modo
più efficace.
C'è tuttavia una piccola difficoltà
supplementare per i bilingui tardivi e riguarda l'acquisizione degli
automatismi fonologici. I bambini, ad esempio, imparano automaticamente
a pronunciare in modo diverso la erre italiana e quella francese. Dopo
i sette anni è necessario esercitarsi. Alcuni però imparano molto bene.
swissinfo.ch: Esiste dunque una specie di bernoccolo delle lingue che permette a chi ce l'ha di arrivare al bilinguismo perfetto?
J.-M. A.: Ci sono, come per la lettura e la
scrittura, persone più rapide ed efficienti di altre nell'apprendere la
fonologia. Queste persone hanno una spiccata capacità uditiva, una
sensibilità per i suoni superiore alla media. Questo spiega in parte
perché qualcuno abbia bisogno di meno tempo per imparare una lingua
straniera.
Il fatto, poi, che in alcuni paesi come la Svizzera
ci siano molti più bilingui che altrove è chiaramente da ricondurre a
fattori culturali.
swissinfo.ch: Abbiamo parlato di bilingui, ma ci sono persone che si destreggiano bene in più lingue. C'è un limite alla nostra capacità d'imparare?
J.-M. A.: Abbiamo constatato che superate le
quattro lingue, sembra sussistere una certa facilità nell'imparare le
basi di un'altra. Diventa una specie di abitudine; probabilmente il
cervello acquisisce delle competenze specifiche.
Si è visto
che le persone non hanno particolari difficoltà a tenere separate
quattro o cinque lingue. Ma, oltre le quattro, non abbiamo fatto studi
sullo spazio che occupano nel cervello. In effetti, le persone che
parlano cinque o più lingue sono rare.
Marc-André Miserez, swissinfo.ch
Traduzione e adattamento dal francese, Doris Lucini