Interrogazioni parlamentari E-0750/06, 24 febbraio 2006
Oggetto: Il regime linguistico dell'UENonostante le risposte tranquillizzanti alle numerose interrogazioni presentate in ordine alla continua violazione del multiliguismo, i fatti che confermano questa deleteria tendenza delle istituzioni si susseguono e confermano la situazione discriminatoria verso alcune lingue a vantaggio di un trilinguismo non suffragato da alcuna base giuridica. La stessa arbitraria distinzione tra «lingue ufficiali» e «lingue di lavoro» non è che una conferma della marginalizzazione di molte lingue, tra le quali quella dell'interrogante. Questo stato di cose contribuisce tra l'altro, ad allontanare i cittadini appartenenti alle culture marginalizzate dalle istituzioni dell'Unione, se è vero che anche in occasione di un bando di concorso i candidati hanno dovuto scegliere formulari di candidatura non redatti nella loro lingua, che peraltro risulta tra quelle «ufficiali» dell'UE. La stessa decisione del Consiglio superiore delle Scuole europee di spostare la sezione italiana nell'estrema periferia della capitale belga, non fa che diffondere sfiducia tra i funzionari italiani e confermare scelte concrete discriminanti perché non sorrette da nessun principio giuridicamente valido.
1. Non ritiene la Commissione che la mancanza di un regime linguistico, sorretto da una base giuridica pertinente, continui a promuovere situazioni di discriminazioni linguistiche?
2. Crede essa veramente che un popolo di circa 60 milioni d'abitanti sia disposto a subire per lungo tempo l'accantonamento della propria lingua, sia pure nelle riunioni di lavoro o nei bandi di concorso?
3. Perché, accanto ai programmi sofisticati di comunicazione per catturare l'attenzione del cittadino sui temi comunitari, non si preoccupa la Commissione di eliminare tutti quegli atteggiamenti — come le discriminazioni linguistiche — che, di fatto, allontanano il cittadino dalle istituzioni?
Risposta data dal sig. Barroso a nome della Commissione, 10 aprile 2006