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(Oltre) i limiti dell'olandese

The Economist, 18 aprile 2013

(Oltre) i limiti dell’Olandese

Per gli stati europei di piccole dimensioni, le politiche linguistiche richiedeno dell’equilibrismo. Il Lussemburgo ha tre lingue ufficiali, la Svizzera quattro e il Belgio tre. In Lussemburgo la distinzione è più che altro funzionale: lingue diverse per sfere sociali diverse. In Svizzera e in Belgio, invece, le lingue cambiano a seconda dell’area geografica.

Questa distribuzione geografica sembra semplificare le faccende su carta, poiché crea chiari confini tra una comunità e l’altra. La Costituzione del Belgio, per esempio, divide il paese in quattro regioni linguistiche: il Nord olandese (le Fiandre, o la Regione Fiamminga), il Sud francese (la Vallonia), le piccole regioni tedesche a Est, e la capitale bilingue Bruxelles (olandese-francese). Ma col paese diviso grosso modo a metà tra Fiandre e Vallonia, leggi e norme spesso diventano vettori per ulteriori tensioni sociali. Per esempio, durante le elezioni del 2010, le relazioni tra le comunità francesi e olandesi si erano fatte particolarmante tese e avevano raggiunto un punto di stallo, tale che ci vollero 500 giorni per formare un governo.
Questa divisione di lunga data è in parte il motivo per cui alcune leggi sono esageratamente protettive nei confronti delle due comunità. Ma la Corte di Giustizia Europea ha ritenuto inaccettabile una legge in particolare. In passato, la legge fiamminga prevedeva che solo i contratti in lingua olandese fossero considerati autentici. I contratti in altre lingue venivano annullati. Anton Las, olandese, aveva ricevuto un contratto per lavorare come responsabile finanziario presso la PSA di Anversa, una società sussidiaria Belga di un operatore portuale di Singapore. Il suo contratto era in inglese. Sfortunatamente per il Signor Las, il suo contratto venne annullato secondo la legge ‘Solo olandese’ e lui venne espulso dalla società. Vistosi negare il lavoro, Las fece causa. Una Corte Belga, incerta su come rispondere, chiese alla Corte di Giustizia Europea di stipulare una pronuncia pregiudiziale su quella sezione della legge fiamminga. La Corte di Giustizia Europea decise che la prassi violava la legge dell’Unione Europea e convenne che preservare e promuovere la legge di un paese è di vitale importanza. Ma le leggi devono essere proporzionate ai casi. Poiché la legge dell’Unione Europea protegge la libertà di movimento dei lavoratori, restrizioni a questa libertà devono essere avanzate con cautela. La Corte temeva che una legge ‘Solo olandese’ potesse dissuadere i cittadini europei dal lavorare nelle Fiandre.
L’obiettivo di promuovere e incoraggiare l’uso dell’olandese, che è una delle lingue ufficiali del Regno del Belgio, costituisce un interesse legittimo che, in principio, giustifica une restrizione negli obblighi imposti dall’Articolo 45 del TFEU, inerente alla libertà di movimento die lavoratori.
“…Ma per poter soddisfare i requisiti stabiliti dalle legge dell’Unine Europea, la normativa...deve essere proporzionata a quegli obiettivi.”
La Corte ha raccomandato di permettere agli operatori stranieri di usare una lingua comprensibile da entrambe le parti:
“Un contratto di lavoro transnazionale in olandese rischia di non essere capito. In tale situazione, un accordo libero e mutuale tra le parti deve poter permettere a entrambe le parti di redigere il proprio contratto in una lingua che non sia l’olandese.”
Le pronunce pregiudiziali della Corte di Giustizia Europea sono vincolanti, motivo per cui il governo fiammingo dovrà adattare le sue norme. La legge in questione non prendeva in considerazione alcuna flessibilità, ed è chiaro che si trattava di nazionalismo linguistico piuttosto che di una vera necessità. I problemi linguistici del Belgio sono già di gran lunga sproporzionati per le sue dimensioni; sarà quindi interessante vedere come le imprese fiamminghe reagiranno alle nuove regole. Ho come la sensazione che più flessibilità non potrà che fruttare agli affari fiamminghi.


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Traduzione: Isabella Mancini