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Il disastroso e inestricabile labirinto del traduttore

di Paola Mazzarelli – lunedì 27 febbraio 2012 - 00:21

Sono seduta davanti al PC e guardo sconfortata le pagine che mi aspettano. Quando si dice intraducibile! Chi non si è mai cimentato con la traduzione immagina che a porre problemi al traduttore siano soprattutto i giochi di parole e magari le filastrocche e i cosidetti “nomi parlanti” che si trovano in tanta letteratura per ragazzi (e non solo) in lingua inglese. Si pensa subito ad Alice nel paese delle meraviglie, che per altro è stato tradotto e ritradotto molte volte, con pieno godimento di generazioni di lettori italiani. Che non sapevano, probabilmente, di leggere in traduzione. Neppure io, quando ho letto Carroll – e per molto tempo dopo di allora – ho mai saputo che le storie meravigliose, le avventure, i mondi di cui mi riempivo la testa erano raccontati in altre lingue e che c’era qualcuno che li aveva tradotti a mio beneficio. Né tanto meno sapevo che avrei finito per fare anch’io quel mestiere. Da quando ho cominciato, l’intraducibile – quella bestiaccia – l’ho incontrato molte volte, per lo più subdolamente nascosto in pagine all’apparenza innocue. Quelle pagine in cui pare di capire tutto a prima vista e dunque che problema ci sarà mai a tradurle? Questa, per inciso, è una delle costanti del mio mestiere: sembra sempre tutto facile quando leggo il testo originale e tutto facile quando leggo il testo tradotto. In mezzo però c’è un labirinto pieno di forre e di fossi, disseminato delle tagliole dell’intraducibile, e attraversarlo è arduo. >>>>>>>>>>>>>