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Tre lingue sono meglio di una - Seguito

Il governo della Comunità Valenzana ha anche annunciato la volontà di stabilire un modello simile, che, nel caso di questa regione caratterizzata da grandi problemmi di debito, ha permesso di sottolineare una delle grandi difficoltà legate al modello trilingue: un bisogno importante di mezzi per assicurarne il buon funzionamento. Se nelle altre regioni, il modello dei centri bilingui pubblici è stato  posto in dubbio  a causa della mancanza di studenti, e sopratutto, a causa dei numerosi debolezze riguardo alla formazione linguistica degli insegnanti; i problemmi si moltiplicano quando si tratta di modelli multilingui.
In Galizia, una portavoce della Consejería sottolinea l’aumento del numero di assistenti di lingua: “ ci sono 4 volte più assistenti che durante l’anno scolastico 2008-2009. Secondo Maria Antonia Ozcariz, consigliere delegato dell’Educazione nel Paese basco: “ abbiamo attribuito agli insegnanti un numero d’ore meno importante (meno corsi) e abbiamo moltiplicato per due le spese di formazione in lingue straniere. La chiave, secondo Oscariz, è la formazione degli insegnanti: “Non solo in lingue straniere ma sopratutto in metodologia, per poter offrire un insegnamento di qualità, usando nello stesso tempo una lingua straniera”.
“L’importanza data alla lingua minoritaria in casa è fondamentale”-dichiara un’insegnante.
Questo modello rivela un altro grande problemma, in particolare quello che è stato sollevato dai genitori galiziani che volevano che i loro figli studiassero in castillano (esiste un movimento con le stesse caratteristiche in Catalogna). Infatti, essi non trovavano necessario di imparare un’altra lingua co-ufficiale. Secondo l’esperta cinese Zhenzhou Zhao, la chiave del successo di un sistema trilingue è precisamente l’interesse, presso la casa familiale, per l’apprendimento di altre lingue: “ In Cina stiamo ancora lottando per trovare un modello che funzioni. Dal mio punto di vista, è fondamentale valorizzare le lingue proprio all’interno del mercato; è il caso per l’inglese, molto apprezzato da genitori e studenti e che, nel caso preciso della Cina, è riuscito a mettere da parte, in solo 3 decenni, il russo. Di conseguenza, penso che sia importante che il governo faccia prima di tutto capire alla gente l’importanza e il valore di queste lingue minori, ricordando anche che la conoscenza di due lingue aiut all’apprendimento di nuove lingue.Bisogna anche sottolineare l’importanza di queste lingue in campi specifici dell’economia o della cultura”.
Alex Housen, professore all’Università di Bruxelles, riconosce l’esistenza di molti fattori che devono essere presi in considerazione per il buon funzionamento di un sistema multilingue e dà l’esempio di un modello che funziona da “ più di un secolo”, quello del Lussemburgo, dove esistono tre lingue ufficiali: il lussemburghese, il tedesco e il francese. In questo sistema, i bambini imparano il lussemburghese all’asilo infantile e durante una gran parte della scuola primaria (tra 6 e 12 anni). Durante questo periodo, il tedesco è insegnato nel primo ciclo della scuola primaria. Il francese viene introdotto a 10 anni. Durante l’insegnamento di secondo grado, i corsi si fanno prima in tedesco e poi in francese: “ Capisco la contraddizione, visto che, oggi, se vogliamo istruire i nostri bambini in modo da permettere loro di communicare, sarebbe logico che essi imparassero la lingua maggioritaria”- dichiara Jesús Cardeñosa,  professore di Ingegnieria Linguistica all’Università Politecnica di Madrid-“ ma bisogna ricordare cosa dicono molti studi, cioè, che è meglio scolarizzare i bambini, fino a 10 anni, nella lingua che è parlata a casa. Poi, e dopo maturazione intellettuale, gli studenti possono lanciarsi nell’apprendimento di altre lingue”. Questo vale anche per un bambino quechua del Perù, o per un castigliano che parli in Catalogna.  Cardeñosa aggiunge : “ Solo se le due lingue sono parlate a casa, possono essere anche imparate a scuola”. Invece, egli dichiara: “ Se la seconda lingua è solo usata in modo saltuario a scuola, senza che esista il bisogno o la possibilità di usarla all’esterno, il bambino sarà meno motivato per imparare questa lingua e prenderà dunque più tempo per metterla in pratica. Secondo Anna Solé: “ L’educazione bilingue in Catalogna, nel Paese basco e in Galizia offre dei buon risultati perché le due lingue sono parlate nella regione e i bambini hanno la possibilità di praticarle in molti situazioni. Non possiamo aspettarci risultati cosi’ incoraggianti con l’introduzione di una terza lingua straniera sul territorio, come l’inglese, a meno che i genitori cerchino delle opportunità perché questa lingua sia più presente dopo i corsi”. Facendo allusione al caso della Catalogna, la Galizia o il Paese basco, Solé spiega: “ E’ ovvio che l’introduzione di una terza lingua non dovrebbe intaccare i sistemi che hanno dato i migliori risultati; la lingua principale di insegnamento dovrebbe, di conseguenza, continuare a essere la lingua del territorio”.

Traduzione : Amina Boutarfa.

Source : El Pais

Article original : http://sociedad.elpais.com/sociedad/2012/05/11/actualidad/1336763445_967242.html