Le famiglie multilingui si moltiplicano in un mondo globalizzato
Il modello si impone nelle scuole, Spagna inclusa
J. A. Aunión 11 MAY 2012 - 21:17 CET
Leyla è una ragazzina di circa 6 anni che abita vicino Bruxelles. Sua madre è francese, ma oltre al francese, lei parla l’inglese, l’arabo e lo spagnolo, nonché un po’ di olandese e d’italiano. Suo padre, Andrew, è scozzese e, oltre all’inglese, lui parla abbastanza bene il francese e un po’ di olandese. Il padre di Leyla le parla in inglese, e sua madre le parla in francese e anche se Leyla padroneggia le due lingue (anche mescolando talvolta parole delle due lingue, ma adesso lo fa meno), la lingua che si impone come dominante è l’olandese, usata a scuola.
Il caso di Leyla fa parte dei numerosi esempi di plurilinguismo familiale descritto nel libro Multilingües desde la cuna. Educar a los hijos en varios idiomas- Multilingue in culla : crescere con diverse lingue-, (Editorial UOC,2010), nel quale Anna Solé prova a tracciare un quadro guida per le famiglie plurilingui, sempre più numerose in un mondo globalizzato e sempre più interconnesso. Questo fenomeno abbastanza comune in certi paesi come i paesi scandinavi, l’Africa, l’India e l’Asia sudorientale o il Medio Oriente, si sta ormai diffondendo.
Secondo molti esperti, i benefici spesso attribuiti al bilinguismo si applicano anche al trilinguismo, ma alcuni studi (anche se sono pochi) realizzati sul sogetto- di cui quello di Suzanne Barron-Hauwaert nel 2000-, sottolineano il fatto che sia più difficile di padroneggiare in modo equilibrato tre lingue, che due. Il dibattito diventa ancora più complicato se l’obiettivo è di istituire un modello trilingue nei sistemi educativi di regioni dove esistono già due lingue ufficiali, e nelle quali si vuole introdurre una terza lingua, spesso l’inglese. Questo accade attualmente in Spagna, coi governi dei Paesi Baschi, la Galizia o la comunità Valenzana. La Catalogna e la Navarra, pur non volendo cambiare i loro modelli, hanno già parecchi progetti nelle scuole e licei che puntano a rafforzare l’insegnamento delle lingue straniere.
“ La persona multilingue è spesso più flessibile e creativa”- dichiara un’esperta dell’argomento.
Come dice, in una mail, Julia Festman, ricercatrice all’Istituto del Multilinguismo dell’Università di Postdam in Germania : “ Una persona bilingue deve navigare tra due lingue e scegliere quale lingua usare in un momento preciso. L’uso di un’unica lingua, e l’esclusione dell’altra, è un processo basato sugli stessi meccanismi cerebrali cui si puo ricorrere, ad esempio, al momento di guidare una macchina. Il bilinguismo permette cosi’di allenarsi all’attuazione di questi meccanismi complessi e essenziali nella nostra vita quotidiana. Il trilinguismo richiede più sforzi, stimola le capacità cognitive e rallenta l’apparizione della demenza”. Madalena Cruz-Ferreira, esperta portoghese che lavora a Singapore ed è autore del Blog Being multilingual (essere multilingue), conferma le affermazioni di Festman: “ L’uso regolare di molte lingue è un’esercizio mentale che richiede uno sforzo importante e permette di avere un cervello in buona salute”.Cio’ nonostante, Madalena deplora la mancanza di esperienze sull’argomento.
Quest’assenza di studi empirici era già stata sottolineata dieci anni fa, nello studio di Suzanne Barron-Hauwaert (anno 2000), nel quale sottolineava il fatto che “ molte teorie sul bilinguismo non possono applicarsi al trilinguismo”. Secondo l’autore, una più grande complessità potrebbe provocare degli effetti negativi che potrebbero dunque neutralizzare gli effetti positivi applicabili al bilinguismo. Tuttavia, l’impatto di questi effetti rimane ad oggi sconosciuto.
Il pericolo risiede nel fatto che una delle lingue non si sviluppa abbastanza.
L’esperto britannico Colin Baker riconosce il valore del trilinguismo ma sottolinea il fatto che si tratta di un fenomeno più instabile. Baker consiglia ai genitori di assicurarsi che una delle lingue possa svilupparsi in modo completo perché questo è importante per lo sviluppo cognitivo del bambino, soprattutto per permettere al bambino di seguire il programma scolastico. Come spiega Anna Solé: “ Per Baker, il trilinguismo comporta il rischio, anche se non importante, che si verifichino dei problemmi al momento dell’apprendimento”.
Un’altro rischio evidenziato è quello della crisi d’identità.
Detto ciò, e malgrado alcuni vincoli, sembra ovvio che il fatto di padroneggiare molte lingue presenta numerosi vantaggi in un mondo globalizzato, particolarmente per i più giovani. Come dichiara Solé, che abita Bruxelles, in una delle sue mail: “ Sono in contatto con molte famiglie che hanno istruito o stanno istruendo i lori figli con tre lingue e questo..con molto sucesso (...) i miei propri figli sono stati istruiti con quattro lingue dalla nascità e hanno potuto padroneggiarle senza problemma. Le ricerche attuali nel mondo intero mostrano come i bambini bilingui o multilingui possiedano talune doti da un punto di vista cognitivo : sono di solito più espliciti, flessibili e creativi. Il bambino ha la capacità di valutare le diverse lingue e di relativizzare la capacità di ognuna di esse a tradurre il mondo”.
Il dibattito non è chiuso, a causa della mancanza di studi sull’argomento. Per la stessa ragione, il dibattito intorno al mondo trinlingue nelle scuole, modello che si è dimostrato efficace da qualche anno in diverse parti del mondo, dalla Finlandia fino alla Cina, passando dalla Spagna, rimane sempre aperto.
Le scuole temono che questo possa avere un impatto negativo sull’apprendimento di altre materie.
In Cina, con circa 300 lingue e dialetti, alcuni programmi di trilinguismo sono stati sviluppati nelle scuole di alcune regioni, anche se non esiste una politica ufficiale al riguardo. Come sottolinea Zhenzhou Zhao, ricercatrice all’Istituto d’Insegnamento di Hong Kong, in una mail: “L’insegnamento trilingue aiuta a migliorare l’integrazione degli studenti lecui lingue sono minoritarie; cio’ che si traduce in una maggiori facilità d’ accesso all’università più tardi. Ma comporta anche certi svantaggi: gli studenti hanno meno tempo da consacrare allo studio di ciascuna lingua e anche alle altre materie.”
Come spiega Solé: “ La scuola è un luogo ideale per introdurre una seconda o terza lingua a un’età precoce, a partire dal momento che si fa in maniera spontanea e ludica. E’ più facile imparare una lingua in maniera spontanea, attraverso situazioni pratiche (per esempio, durante certi corsi come lo sport, la musica o le arti plastiche), che imparare una lingua secondo un modello “tradizionale”, con un elenco interminabile di verbi irregolari (...). Tuttavia questo genera alcuni rischi. Infatti, i bambini multilingui sono di solito in contatto con diverse persone che parlano in maniera spontanea la loro lingua madre, in situazioni molto diverse. E’ difficile ripetere questo schema a scuola ; bisognerebbe per prima cosa che i professori avessero un eccellente livello nella lingua che devono trasmettere.”.
Quindi, la formazione degli insegnanti e l’impatto del multilinguismo sull’insieme delle materie costituiscono degli elementi chiave per coloro che cercano di trovare un buon modello trilingue a scuola.
Secondo il vice consigliere basco : “ la formazione degli insegnanti è un elemento chiave”.
Il governo basco, ad esempio, possiede un sistema di valutazione esterno del programma pilota d’educazione trilingue che è stato instaurato da due anni nelle scuole e licei della regione: 118 scuole del primario e del secondo grado per quest’anno scolastico. Come sottolinea il vice consigliere d’educazione, Maria Antonia Ozcariz, questa valutazione ha per scopo di verificare appunto che non esista un impatto negativo sulle altre materie o lingue insegnate
Il modello basco è basato sulla scelta libera di ogni scuola riguardo il numero di materie da insegnare nelle diverse lingue (euskera o basco, castillano e inglese), a condizione che un numero minimo di ore sia rispettato, per ognuna delle 6 materie. Come spiega Osariz: “ Le scuole possono anche insegnare i contenuti di una stessa materia, in due lingue diverse”.
Il vice consigliere dichiara di essersi confrontato a certe resistenze all’inizio, da parte di coloro che pensavano che il nuovo modello poteva portare pregiudizio alla lingua che si trova in posizione di fragilità, cioè il basco. La stessa critica riguardo il trilinguismo è stata lanciata dalla Xunta de Galicia, e dai membri della piattaforma di genitori della regione che chiedono il castillano come lingua d’insegnamento per i loro figli.
Il sistema trilingue richiede uno sforzo più significativo dal punto di vista materiale e organizzativo.
Infine, il modello è diventato un mezzo per equilibrare l’insegnamento in castillano e in lingua galiziana, con l’introduzione di una lingua straniera nelle scuole iscritte al piano di plurilinguismo (110) o di bilinguismo (1,800 sezioni, e non scuole). Nel primo caso, le ore d’insegnamento in inglese sono più numerose e le scuole si fanno sempre aiutare da assistenti di lingua, come spiega una portavoce dell’Ufficio dei Consiglieri di educazione (Consejería de Educación). Come nel caso basco, le scuole hanno la possibilità (se pur limitata), di scegliere e distribuire il numero d’ore consacrate all’insegnamento nelle diverse lingue.