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“Ma che lingua parlito?”. Dialetti, popoli e identità di Silvia Mazzocchin

IlviviPadova.it

Ma che lingua parlito? Non so bòn de capirte”. Questo potrebbe essere il primo impatto che un incauto viaggiatore straniero si potrebbe trovare ad affrontare quando, arrivato in terra padovana, provasse a parlare nella propria lingua o in inglese, sentendosi rispondere fieramente nel dialetto locale “Ma che lingua parli? Non ti capisco mica!”.

Le lingue sono ciò che rendono possibile la comunicazione, e nello stesso momento al contrario possono invece impedirla. Possono diventare, quando non sono condivise, ostacoli e fonti di incomprensione. Ma soprattutto le lingue non sono solo un mezzo. Costituiscono anche uno dei più preziosi patrimoni culturale ed identitari delle società. Per riconoscere e valorizzare la ricchezza e l'importanza che ogni lingua racchiude in sé, dal 1999 l'Unesco ha istituito per il 21 febbraio la Giornata Internazionale della Lingua Madre. Questa data non è stata scelta a caso. È l'occasione per commemorare quello che nel 1952 successe in Bangladesh, nella capitale Dacca. B., studente bengalese a Padova, ci racconta con trasporto quello che accadde. Nel 1952 il Bangladesh non era uno stato indipendente e faceva ancora parte del Pakistan, i due territori musulmani che si erano creati dopo la scissione dall'India. In Pakistan si parlava urdu, pashtun e sindhi, mentre in Bangladesh la lingua madre era il bengalese. La decisione da parte del Pakistan di imporre la propria lingua ufficiale (l'urdu) a tutto il Bangladesh scatenò nella capitale una protesta da parte degli studenti universitari, che rivendicavano con forza il diritto ad utilizzare la propria lingua madre. Le proteste sfociarono in uno scontro il 21 febbraio, che causò la morte di numerosi studenti. >>>>>>>>>>>>>>